DISPLASIA DEL GOMITO (ED) 0,BL,1

      Displasia del gomito per:

  • Wolfspitz
    Displasia del gomito (ED) 0, BL,1
  • Grandespitz
    Displasia del gomito (ED) 0, BL,1

La displasia di gomito è una patologia ortopedica ereditaria che insorge nel periodo dello sviluppo e determina delle alterazioni articolari permanenti. Consiste nello sviluppo, nell’articolazione in crescita, di diverse problematiche come la frammentazione di una porzione di cartilagine (processo coroideo mediale dell’ulna-FCP), la mancata unione del processo ancone dell’ulna (UAP), l’osteocondrite dissecante (OCD) e l’incongruenza articolare che portano ad uno sviluppo anomalo dell’articolazione con conseguente degenerazione irreversibile.
Le cause che entrano in gioco nel determinare la displasia di gomito sono di natura genetica, ambientale e nutrizionale.

La genetica è sicuramente il fattore più importante, senza la componente genetica infatti non può esistere displasia. La modalità di trasmissione ereditaria è complessa e la malattia può essere trasmessa da un genitore ad un discendente anche se il genitore non presenta displasia perché questi può essere “portatore sano” dei geni della malattia.
Nell’espressione della gravità della patologia sono interessati anche importanti fattori ambientali quali l’alimentazione, il tipo e la quantità dell’esercizio fisico, eventuali traumi e possibili malattie concomitanti. Questi fattori ambientali sono in grado di incidere sul grado della displasia, quindi sulla gravità dell’espressione della malattia, ma, in genere, non sulla presenza o l’assenza della patologia.
La displasia del gomito interessa i cani in accrescimento, di età compresa tra i 4 e i 10 mesi di età, appartenenti a razze di media e grossa taglia. Si manifesta con la zoppia anteriore che insorge solitamente a partire dai 4 ai 6 mesi di età. Nei casi di interessamento dei gomiti di entrambe le zampe anteriori le manifestazioni sono più subdole: i cani presentano andatura incerta a piccoli passi e riluttanza al movimento senza zoppia evidente.

Classificazione F.C.I. - IEWG della displasia del gomito

Grado 0: non si riscontrano alterazioni 

Grado BL: (borderline, di transizione): alterazioni articolari minime

Grado 1: presenza di osteofiti di ampiezza < 2 mm, e/o di sclerosi subtrocleare dell’ulna e/o di incongruenza articolare < 2 mm

Grado 2: presenza di osteofiti di ampiezza da 2 a 5 mm e/o di grave sclerosi subtrocleare dell’ulna e/o di incongruenza articolare > 2 mm; alterazioni del profilo del processo coronoideo mediale senza evidenza di frammentazione od una fusione incompleta del processo anconeo ulnare comportano comunque il grado 2

Grado 3: presenza di osteofiti di ampiezza > 5 mm; l’evidenza di un processo coronoideo mediale frammentato o di una lesione del profilo del condilo omerale mediale da osteocondrite dissecante (OCD) o da erosione (KL), o di una mancata unione del processo anconeo (UAP) comportano comunque il grado 3. Anche i cani sottoposti ad interventi chirurgici per displasia del gomito devono essere classificati come Grado 3 indipendentemente dal grado delle alterazioni articolari presenti, se l’intervento eseguito è dimostrabile radiograficamente

Diagnosi precoce

Evidenziare la malattia nella sua fase iniziale permette al medico veterinario di mettere in atto le misure necessarie per contrastare o per limitare il più possibile il suo sviluppo. I primi segni di displasia si possono già rilevare all’età di 4 mesi; è pertanto fortemente consigliato sottoporre tutti gli animali appartenenti a razze a rischio, anche se non mostrano sintomi, ad una valutazione ortopedica e radiografica precoce. Con la valutazione precoce dell’articolazione è possibile rilevare i segni radiografici precoci della patologia e quindi agire di conseguenza prima che si instaurino i danni cartilaginei e l’artrosi

Terapia

In funzione della gravità delle alterazioni riscontrate nel cucciolo saranno consigliati i rimedi più opportuni. Nei casi più lievi si potrà intervenire sulla gestione del cucciolo durante la crescita, attraverso il controllo dell’alimentazione e opportune norme di comportamento tenendo sotto controllo lo sviluppo articolare. Nei casi più gravi potranno essere indicati degli interventi chirurgici correttivi che risultano spesso efficaci nell’arrestare la tendenza alla displasia.

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